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L'Elefante

LE PRINCIPALI MINACCE ATTUALI

  • FRAMMENTAZIONE E SCOMPARSA DELL'HABITAT

  • BASSA DOVERSITA' GENETICA

  • BRACCONAGGIO, ABBATTIMENTI ILLEGALI, TRAPPOLE E COMMERCIO ILLECITO

  • SCARSA SENSIBILIZZAZIONE PUBBLICA SULLE ESIGENZE DELLA CONSERVAZIONE DELLA SPECIE

STATUS GIURIDICO E LEGISLAZIONE
Nel Sabah, la tutela degli elefanti è disciplinata dall’Allegato 2 della Parte I, art. 25(2) (a) del Wildlife Conservation Enactment (WCE) del 1997. Gli animali protetti ai sensi dell’Allegato 2 della Parte I possono essere cacciati con un’apposita licenza venatoria (art.26(1) del WCE 1997), rilasciata dal Direttore del Dipartimento della Fauna Selvatica del Sabah. Chiunque causi la morte di un elefante nel Sabah e sia giudicato colpevole del reato disciplinato dall’art. 25 (3) (b) del WCE (1997) è passibile di una sanzione pecuniaria di 50.000 ringgit malesi o cinque anni di reclusione, o entrambi.

ORIGINE E TASSIONOMIA
L’origine dell’elefante del Borneo è ancora molto controversa, nonostante lo studio genetico pubblicato nel 2003 (Fernando et al.) in cui si sottolinea la particolarità di questo pachiderma e la sua discendenza dagli elefanti asiatici della regione della Sonda. Gli autori di questo studio sostengono anche che la sottospecie del Borneo avrebbe imboccato un proprio percorso evolutivo per circa 300 mila anni, dai tempi di una presunta colonizzazione avvenuta nel Pleistocene; la considerano quindi una popolazione nativa del Borneo e un’unità significativa da un punto di vista evolutivo (evolutionary significant unit – ESU). È difficile tuttavia credere che una categoria tassonomica esistente nel Borneo presumibilmente da oltre 300 mila anni - e quindi sottoposta a pressione evolutiva - presenti un’unica linea materna, a differenza degli oranghi o delle scimmie con la proboscide, anch’essi presenti sull’isola a partire dal Pleistocene e caratterizzati invece da numerose linee materne (Jalil, 2007; Jalil et al., 2008). Il fatto ancora più sorprendente è che in nessuno degli scavi controllati — tra cui la grotta di Niah (Sarawak) e la caverna di Madai (Sabah, all’interno dell’attuale territorio occupato da questa specie di pachidermi) — sono stati ritrovati resti autenticati o confermati di elefante asiatico, mentre vi sono stati identificati altri grandi ungulati come Rhinocerus sondaicus, Dicerorhinus sumatrensis, Tapirus indicus. Da queste premesse è emersa quindi una nuova teoria: gli elefanti sarebbero stati un dono regale inviato da Giava alla fine del XXIV secolo al sultano di Sulu, avrebbero proliferato sull’isola e sarebbero divenuti quindi i fondatori dell’attuale popolazione nella regione nord-orientale del Borneo (Cranbrook et al., 2008).  Il Borneo potrebbe essere stato quindi il rifugio dell’elefante di Giava e l’Elephas maximus borneensis potrebbe discendere dall’E. m. sondaicus. Occorrono tuttavia ulteriori studi per confermare tale ipotesi. In ogni caso, il dibattito sulle origini dell’elefante del Borneo non dovrebbe distoglierci dal considerarne la sua unicità e il fatto che merita serie iniziative di conservazione. L'elefante del Borneo presenta, infatti, diversi caratteri distintivi quali taglia ridotta, orecchie più grandi, zanne diritte, coda più lunga (fino a terra), ma si contraddistingue anche per alcune differenze comportamentali come una maggiore precocità riproduttiva e un interparto più breve rispetto ad altre sottospecie. Attualmente l’elefante del Borneo è considerato un’unità significativa da un punto di vista evolutivo (evolutionary significant unit – ESU), meritevole di adeguate misure di conservazione della specie (Fernando et al., 2003).

 
 
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